Il clima della Campania

La Campania, aggettivata “felix” dagli antichi romani per le condizioni climatiche estremamente favorevoli, può ritenersi tale per il 90% del suo territorio. Le zone costiere usufruiscono di condizioni che possono tranquillamente definirsi ottimali, sia per le temperature, che anche durante gli inverni più rigidi non scendono quasi mai sotto lo zero, sia per la piovosità che, pur se non indifferente, lascia un periodo estivo quasi ininterrottamente soleggiato e con i massimi termici mitigati dalle brezze marine.

Neve

Piana di Verteglia, alla base del Monte Cervialto, in una gelida e ventosa giornata di febbraio.

Da questo quadro devono escludersi le zone montuose più interne che, sia per l’elevazione sul livello del mare che per la lontananza da questo, presentano nella stagione invernale lunghi periodi di gelo con la neve che ricopre il suolo da dicembre a tutto febbraio.

I rilievi del massiccio del Matese al confine con il Molise (Monte Miletto 2050 m.s.l.m.), i Monti Picentini (Monte Cervialto 1809 m.s.l.m.), i Monti del Cilento (Monte Cervati 1899 m.s.l.m.) presentano anche valori della piovosità di tutto rispetto con massimi di circa 1800-2000 mm annui.

 

 

Arsura

I monti dell’Irpinia degradano verso la Puglia, addolcendo il loro profilo e rendendo possibile la coltivazione del grano.

La Campania risulta generalmente la regione più piovosa dell’Italia meridionale. Mediando i valori di precipitazione che cadono sull’intero territorio si superano i 1000 mm annui. Tali precipitazioni cadono soprattutto in autunno e a cavallo tra la stagione invernale e quella primaverile. Le zone più meridionali della regione, al confine con la Basilicata, risultano molto piovose anche nel cuore della stagione invernale. Le zone a piovosità inferiore sono la fascia costiera che si estende dal confine con il Lazio fino ai rilievi dei Campi Flegrei e le zone al confine con la Puglia: qui cadono mediamente sui 700 mm all’anno.

Durante l’estate le precipitazioni sono scarse; solo sulle zone montuose si manifesta una certa instabilità termo-convettiva con isolati temporali specie sul Matese, in Irpinia e sulla zona sud-orientale del Cilento.

 

Grecale

Il Golfo di Napoli in burrasca a causa di forti venti meridionali.

La Campania è una regione piuttosto ventosa: nella stagione invernale si alternano, con una certa regolarità, i periodi ventosi da scirocco o meridione con quelli da grecale.

I primi portano cielo coperto e piogge estese mentre i secondi sono accompagnati da ampi rasserenamenti e visibilità eccellente. In autunno spira con una certa frequenza il libeccio che, accompagnato da abbondanti piogge, contribuisce a rendere la stagione autunnale quella statisticamente più piovosa dell’anno.

In primavera sono di solito il ponente ed il maestrale a farla da padrone. La catena appenninica ripara alcune zone dai freddi venti settentrionali ma quando questi “ricadono” al suolo, in alcune zone l’intensità del vento è tale da rendere difficoltosa la circolazione stradale (come nel caso dell’autostrada A30/Caserta-Salerno).

Allagamento

La piana casertana allagata dopo abbondanti piogge.

Accenni più o meno marcati di clima continentale si hanno sulla Terra di Lavoro ed in modo più significativo in alcune vallate appenniniche: su queste zone, in condizioni anticicloniche invernali, si accumula uno strato di aria fredda ed umida, con gelate e formazioni di nebbie mattutine al di sotto dello strato di inversione termica.

 

 

 

 

Nuvole

Una vallata appenninica immersa nella nebbia al primo mattino

 Temperature molto rigide si registrano, in particolare, in provincia di Avellino ove, tra l’altro, anche le precipitazioni nevose sono abbondanti e l’orografia molto tormentata porta ad incanalamenti delle correnti aeree con forti intensità locali del vento.

I Commenti sono chiusi